Sebbene la destra italiana, come quella mondiale, neghi il cambiamento climatico o comunque lo subordini ad interessi economici, nel 2025, per la prima volta, si arriva ad un vero e proprio protocollo caldo nazionale.

Il primo è stato firmato nella Prefettura di Genova nel 2023, su mozione di sindacati e lavoratori, lo scorso anno abbiamo assistito a tardivi e leopardeschi provvedimenti regionali e il 2 luglio di quest’anno, per la prima volta, se ne fa uno a valenza nazionale.

In vigore fino al 31 agosto, sancisce che nelle aree considerate a rischio alto, per le attività lavorative intense da un punto di vista fisico e che si svolgono sotto l’esposizione solare, nei giorni di picco, ci sia uno stop dalle 12,30 alle 16,00.

Sotto la lente di ingrandimento i settori floro-vivaistico, agricolo, edile, delle cave, ecc.

Le aree a rischio vengono segnalate quotidianamente sulla piattaforma nazionale

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